Kuřbudky per gentiluomini italiani
Nella Praga degli anni Cinquanta, l’economia pianificata produceva acciaio, carbone e patate secondo le direttive dei piani quinquennali. Ma in silenzio, nei vicoli di Vinohrady e davanti all’Hotel Jalta, prendeva forma un’altra industria: quella delle kuřbudky.



Il disco metallico da 5 corone, nato per incarnare la solidità della valuta comunista, diventava improvvisamente un lasciapassare per la più antica delle transazioni. Tre monete da cinque, tintinnanti nel palmo, aprivano le porte di una cabina fumosa dove le figlie del socialismo si trasformavano in “unità produttive del piacere”.
Pompini a Praga per 15 corone
Il gentiluomo italiano, con il portafoglio gonfio di lire convertite, scopriva che a Praga il suo potere d’acquisto superava quello di qualsiasi segretario del partito. Non pianificava tonnellate di ghisa, ma minuti e secondi d’intimità.
Così le kuřbudky divennero l’export non dichiarato della Repubblica popolare. Mentre i giornali annunciavano trionfalmente i record delle acciaierie, nei bassifondi correva la voce che la vera forza dell’economia nazionale fossero tre monete da 5 CZK: piccole, rotonde e irresistibilmente persuasive.